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Lezione 1 - Le fonti dell'informazione
Fonti primarie e fonti secondarie
Le fonti sono divise in sottocategorie: primarie e secondarie, attive e passive.
Fonti primarie sono quelle a cui il giornalista ha attinto personalmente. Il testimone che vi racconta di aver visto i rapinatori scappare in auto è una fonte primaria, e il suo racconto va messo tra caporali e riportato il più fedelmente possibile.
Fonte secondaria, sulla medesima rapina, è la versione dei fatti della questura. A volte le due fonti non coincidono. All’epoca del terremoto in Irpinia, nel 1980, le fonti ufficiali (secondarie) nelle ore dopo il disastro parlarono a lungo di poche decine di morti, mentre i cronisti in avvicinamento all’epicentro del terremoto ascoltavano la gente in fuga (fonti primarie) che parlava di centinaia di morti. In quel caso i giornalisti più avveduti diedero credito ai testimoni, riportando per dovere di cronaca anche la versione ufficiale, e fecero bene.
Ma non sempre la fonte primaria è la più attendibile: i giornalisti che nella primavera del 1995 aspettavano notizie da Srebrenica stando appostati dietro una sbarra di ferro guardata da militari serbi, accolsero come un regalo di Natale fuori stagione un camionista piccolo e loquace che attraversò la sbarra dicendo di venire proprio da Srebrenica. L’uomo raccontò che il paese era stato preso dai serbi (vero) e che ai musulmani assediati per settimane era stato permesso di lasciare le loro case senza violenza (falso). Ancora oggi chi diede retta a quella fonte primaria si chiede se fosse un disinformatore pagato dai serbi o semplicemente uno che non si era accorto del massacro in corso pur passandoci vicino.
Viceversa nel 1989, all’epoca della rivolta rumena, la stampa mondiale, con pochissime eccezioni, raccontò il mai avvenuto massacro della città di Timisoara. In quel caso le cosiddette fonti primarie – i ribelli del fronte che si opponeva al dittatore comunista Ceausescu – erano interessate a drammatizzare gli eventi, per scopi politici. Quasi tutti i giornalisti ci cascarono in pieno, raccontando con crudissimi particolari la strage di ventimila persone e presentando come vittime della repressione i cadaveri dei barboni disseppelliti dalle fosse comuni del cimitero dei poveri. Si scoprì, mesi dopo, che le vittime degli scontri erano poche decine; e oggi Timisoara è sinonimo di uno dei più clamorosi infortuni della stampa moderna.
Un’altra caratteristica da tenere bene a mente quando si parla di fonti giornalistiche è la parzialità delle stesse: nessun tipo di fonte riporterà una versione inattaccabile o totale del fatto, toccherà al giornalista valutare attendibilità e opportunità di confrontare la testimonianza che ha sottomano con le altre a disposizione.
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