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Indice delle lezioni

Lezione 2
 
Che cos'è una notizia
 
Lezione 3
 
Modelli e generi giornalistici - parte 1
 
Lezione 4
 
Modelli e generi giornalistici - parte 2
 
Lezione 5
 
Modelli e generi giornalistici - parte 3
 
Lezione 6
 
Le redazioni dei quotidiani tra vecchio e nuovo
 
Lezione 7
 
Il giornalismo online
 
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Lezione 1 - Le fonti dell'informazione
Valutare caso per caso
Tra una fonte primaria ubriaca o interessata e una fonte secondaria attendibile, meglio dare credito alla seconda. Se l’Ansa manda un pezzo del suo corrispondente da Parigi sulla conferenza stampa di Chirac all’Eliseo è da considerarsi fonte altamente attendibile. Se riferisce di un terremoto avvenuto in una zona impervia dell’Afghanistan, va presa con le pinze. Molto insidioso è anche l’effetto rimbalzo. Una notizia falsa pubblicata da un giornale di Casablanca farà poco danno. Ma se il “Times” di Londra riprenderà quella notizia senza verificarla, la notizia diventerà allo stesso tempo vera e attendibile, e il resto della stampa mondiale la riporterà citando come fonte non il giornale di Casablanca, ma il “Times”, cioè l’autorevolezza giornalistica in persona. Gli addetti ai lavori sanno che simili incidenti sono molto più comuni di quanto si creda. Esperimenti pratici hanno dimostrato che una notizia verosimile, specie se basata su pregiudizi radicati, fa in fretta a farsi aprire il cancello dal gatekeeper di turno. È celebre il caso delle magliette napoletane: quando entrò in vigore in Italia l’obbligo di utilizzare le cinture di sicurezza, il Tg3 mandò in onda un gustoso servizio di colore da Napoli; fu mostrato un automobilista che indossava una maglietta sulla quale era riprodotta in maniera grossolana una cintura di sicurezza. Furono citate, ma non mostrate, decine di bancarelle ambulanti che smerciavano quel tipo di maglietta. Il Tg3 andava in onda alle 19. Alle 20 il servizio fu ripreso e lanciato tra i titoli di giornata dal più autorevole Tg1. La sera stessa tutti i quotidiani italiani s'industriarono a confezionare servizi sulla maglietta. In mancanza di notizie, i redattori incaricati rimpastarono le notizie ascoltate nei Tg di Stato, aggiungendo aneddoti d’archivio sulla famosa inventiva napoletana. Come avrete capito, si trattava di una bufala. Imbastita da un regista televisivo proprio allo scopo di svelare i pericoli della catena di montaggio mediatica. Il nostro uomo si era limitato a produrre una sola maglietta e a farla indossare ad un amico. In seguito era bastata la telefonata alla redazione napoletana della Rai. La notizia era passata con facilità perché era divertente e perché poggiava sopra il fortissimo pregiudizio sulla fantasia malandrina dei napoletani.

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