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Lezione 1 - Le fonti dell'informazione
Fonti attive e fonti passive
La differenza tra fonti attive e passive è facilmente spiegabile.
Fonti passive sono quelle che il giornalista va a cercarsi da solo e che spesso non hanno nessuna voglia di svolgere il ruolo di fonti.
Fonti attive sono quelle rispetto alle quali il giornalista non è cercatore ma cercato: il politico che vuole rilasciare dichiarazioni o interviste, l’istituzione che indice una conferenza stampa, e naturalmente la miriade di uffici stampa il cui lavoro consiste nel produrre una quantità di materiali su irrinunciabili appuntamenti e importantissime notizie. Prima dell’avvento delle e-mail il giornalista accorto utilizzava la maggior parte di questo materiale cartaceo dal verso bianco, come fogli per appunti, risparmiando sui block notes. Sebbene spesso le fonti attive siano utili al giornalista, il loro proliferare e l’uso acritico che spesso la fretta impone sono una fonte di inquinamento dell’informazione. Si viene a sapere solo ciò che interessa a quel partito, a quell’ente, a quella squadra di calcio; si fornisce di un fatto, di una riunione, una versione interessata e quindi monca. La regola da tenere a mente sarebbe questa: le notizie importanti viaggiano sulle proprie gambe, senza bisogno di spintarelle, quelle buone si vanno a cercare. Nella pratica però non è così. Chiunque legga con occhio critico un qualsiasi giornale può verificare che la stragrande maggioranza delle notizie vengono da fonti che possono essere giudicate attive. Principali fonti attive di notizie sono le autorità, intendendo con questo termine generico tutte le istituzioni, sia pubbliche sia private, dal magistrato al professore universitario.
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