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Lezione 1 - Le fonti dell'informazione
Le fonti istituzionali
Secondo Fabrizio Tonello, docente di comunicazione politica (vedete che anche io cito come fonte un esperto, vale a dire un’autorità in materia), nella scelta generalizzata di affidarsi a fonti istituzionali giocano tre fattori: necessità (le fonti ufficiali sono spesso le più capaci di ricostruire i fatti, o almeno di imbastire una qualche versione di essi), efficienza (recepire la versione dell’autorità costa meno tempo che ricostruirne una in maniera autonoma), deferenza (l’autorità è autorevole, citarla come fonte vuol dire coprirsi le spalle rispetto a eventuali contestazioni). Un cronista deciso a riportare una versione dei fatti difforme da quella ufficiale dovrà portare a sostegno di essa una considerevole quantità di riscontri, pena la non pubblicazione. Viceversa la versione ufficiale, anche se meno ricca o addirittura meno credibile, sarà accolta con maggior favore dal gatekeeper nella maggioranza dei giornali.
La migliore ricerca su questo argomento, realizzata negli anni Settanta, appurò che quasi l’80% delle notizie pubblicate dai principali giornali americani veniva da fonti istituzionali. Anche i fatti avvenuti fuori dall’orbita dell’autorità – ad esempio, un incidente stradale o la violenza su un bambino – quasi sempre finiscono sui giornali dopo essere stati filtrati da una qualche autorità (la polizia stradale, il tribunale dei minori). Se prendete un qualsiasi giornale italiano, vi accorgerete che sono rarissimi gli articoli che non abbiano la loro fonte in una qualche autorità.
Un altro studio americano, effettuato negli anni Ottanta in diversi Stati dell’Unione su una decina di giornali locali, evidenziò che tutti i giornalisti tendevano ad assumere il punto di vista delle fonti e, sul lungo periodo, a sposare il sistema di valori delle fonti, in definitiva a farsi garanti, insieme alle fonti, dell’ordine di valori esistente all’interno della comunità. E questo indipendentemente dall’orientamento politico dei giornalisti e dei giornali. Ciò non vuol dire che quei giornali non muovessero, su episodi specifici, critiche mirate alle autorità. Ma si trattava di eccezioni.
Questo atteggiamento è anche oggi il più diffuso tra i giornalisti di tutto il mondo e contrasta con la visione romantica di un grande giornalista italiano, Giampaolo Pansa, secondo cui il giornalista deve farsi controllore del Potere come un cane da guardia al servizio del lettore.
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